Trieste e Unione Triestina: un nuovo ambizioso progetto

Oggi diamo voce al futuro della ex Triestina calcio, ora Unione Triestina 2012. Il progetto più credibile per ripartire sembra essere quello presentato ai 400 tifosi biancorossi dal campione di vela muggesano Vasco Vascotto con un “consorzio per lo sport”.

Se è vero che il “calcio moderno” brucia solo risorse, e, soprattutto, non permette di costruire nulla, (soprattutto se il livello è quello dilettantistico), ecUS_Triestina_Logo.svg_.pngco perché è importante capire quale dimensione si intende dare all’Unione Triestina 2012 nei prossimi mesi. Secondo Vascotto bisognerebbe partire dal coinvolgimento del territorio e di tutta la cittadinanza che ama questo club, seguendo il progetto più credibile, anche qualora dovesse servire tempo per portare a casa i risultati programmati.
L’alternativa è, prima o poi, fallire nuovamente. Un club di calcio inizia ad essere interessante per imprenditori che intendono investire in questo comparto dalla serie B fino alla massima divisione. Lega Pro e serie D (dove si trova adesso la Triestina), per non parlare di Eccellenza e Promozione, sono buchi neri senza fondo, soprattutto se si sogna in grande e si mettono in campo progetti improntati al gigantismo calcistico. Ma il finale “negativo” è sempre e solo una questione di tempo.

Anche la politica locale deve iniziare a ragionare su come riprogrammare insieme alle strutture sportive presenti sul territorio, un nuovo modo di fare impresa sportiva. Ecco allora perché attira interesse l’idea di Vascotto di sostenere con i fondi raccolti anche tutte le altre società sportive dilettantistiche di Trieste, non solo il calcio.

Ecco nel dettaglio cosa pensa l’ideatore di questo progetto, Vasco Vascotto.
Il suo progetto è basato su tanto semplici, quanto fondamentali, punti:

  • Accantonare la cultura del “no se pol”, tipicamente triestina. Volere è potere.
  • Coinvolgere le attività commerciali, ma anche i liberi professionisti, a devolvere un piccola percentuale degli incassi (il 3-4% presumibilmente) effettuati da chi aderirà al circuito che si intende mettere in piedi.

Vascotto afferma inoltre che ha già pronta la App di gestione. Si potranno usare facilmente per i pagamenti anche le tessere con il microchip (quella sanitaria inclusa). Insomma un cittadino acquista un bene di consumo e sa che una parte della somma spesa nell’esercizio, che aderirà a “Noi aiutiamo lo sport triestino”, andrà a finanziare l’attività sportiva locale, dalla pallacanestro, alla pallanuoto, alla pallamano e quant’altro.

Inoltre, l’idea del campione velista è quella di dare più notorietà al progetto creando un board di esperti affiancati da alcuni “ex” famosi del posto (vedi Max Tonetto o Tanjevic), coadiuvati da una società esterna per i controlli sui bilanci. Fondamentali restano le posizioni di questi “esperti”, perchè rischi ce n’è sono e senza delle figure che sanno come muoversi il progetto rischierebbe di fallire ancora prima di iniziare.

Per dare un’idea: il prospetto di ricavo annuo, se si supera quota 10 mila cittadini partecipanti, dovrebbe aggirarsi sui 2 milioni di euro per le varie discipline.
Il disegno quindi c’è ed è audace. Ma ci sono anche tutte le incognite del caso.
Ci si augura che Vascotto riesca ad attuare questo progetto per riportare lo sport triestino ai livelli che merita, per tradizione e storia.

Federico Fortuna
@fedefortu13

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