Calcio e Borsa: le considerazioni su Lazio, Roma e Juventus

Juventus, Roma e Lazio sono le tre squadre del massimo campionato italiano ad essere quotate in Borsa. Ma fino a che punto vale la pena essere quotati? Analizziamo gli andamenti delle quotazioni dei loro titoli borsistici per capirlo.

La SS LAZIO è stata la prima società calcistica italiana ad essersi quotata in Borsa (6 maggio 1998). In poco meno di 20 anni il valore delle azioni biancocelesti è sceso radicalmente da un massimo di 6,39 € per azione (26 marzo 1999 e 7 maggio 1999) agli 0,46 € oggi.
Al momento della quotazione la società aveva come presidente Sergio Cragnotti, finanziere e proprietario del gruppo Cirio che, dal gennaio del 1997, controllava l’89 per cento del pacchetto della Lazio.
Le azioni messe in vendita erano circa venti milioni, pari al 41,3 per cento: 15 milioni erano destinate agli investitori istituzionali e cinque milioni a quelli più piccoli.
La capitalizzazione azionaria del club è di circa 31,16 milioni di euro.

Lazio


L’AS ROMA
 è stata la seconda squadra a sbarcare a Piazza Affari (23 maggio 2000).
Il collocamento di 13 milioni di azioni, che corrispondevano al 29% del capitale sociale del club detenuto allora quasi totalmente dall’ex presidente Franco Sensi, aveva dato in origine risultati confortanti: erano state richieste 45 milioni di azioni, 3,5 volte il quantitativo offerto. Il prezzo di ogni azione era stato fissato in 5,5 euro. Con la valutazione espressa per ogni azione, la capitalizzazione della Roma, cioè il suo valore, era di 554 miliardi di lire.
L’apice del titolo è stato toccato l’11 maggio 2001 (6,68 € per azione), mese del secondo scudetto della storia giallorossa. L’ultimo exploit si è verificato nell’ottobre 2013 (1,55 € ad azione), grazie ai risultati sul campo che vedevano la squadra giallorossa prima in classifica, dopo ben 10 vittorie consecutive.
Il titolo ha poi via via perso valore, fino ad assestarsi sugli 0,41 € attuali.
La capitalizzazione del club è di circa 163,44 milioni di euro.
Pur essendo meno lineare del titolo biancoceleste, anche la quotazione del titolo AS Roma ha presentato quindi una decrescita degna di nota.

Roma.png


La JUVENTUS FC
è l’ultima squadra quotatasi a Piazza Affari, il 20 dicembre 2001. La rivoluzione bianconera voleva essere il passaggio da società calcistica a “entertainment company”. Con il collocamento in Piazza Affari la Juventus intendeva compiere un grande passo, aggiungendo alla dimensione sportiva quella commerciale, al fine di divenire un punto di riferimento anche nel settore delle attività per il tempo libero. Sul modello di Chelsea e Manchester United (tra le prime società di calcio europee a quotarsi e maestre nella gestione dell’immagine), il progetto bianconero riguardava una diversificazione a lungo termine dei ricavi, che avrebbe permesso di creare valore non solo grazie al caratteristico evento sportivo. All’epoca il club mise in vendita il 35% delle azioni societarie.
Dal 21 dicembre 2001 c’è stato però un continuo calo del titolo, che lo ha portato dagli iniziali 3,53 € ad azione agli 0,26 € di adesso (il massimo è stato toccato il 24 aprile 2002, 3,62€ ad azione; il minimo storico nel gennaio 2012, 0,15 € ad azione).

Juventus.png

La retrocessione in serie B nel 2006 ha pesato parecchio sull’andamento del titolo, all’epoca in ripresa. Da un punto di vista prettamente economico, la perdita di fatturato causata dalla retrocessione, associata agli ingenti costi che la società ha dovuto continuare a sostenere (si pensi ai contratti pluriennali con i giocatori), è stata una brutta botta. Il fatturato della società bianconera è passato dai circa 250 milioni dell’esercizio 2005/2006 ai 145 milioni nell’anno in Serie B, con evidenti difficoltà a recuperare il terreno perduto negli anni successivi.
La retrocessione ha condizionato la società anche sotto alcuni aspetti patrimoniali: un determinato parco giocatori ha un certo valore in serie A, ma in B il potere contrattuale di chi ha tali giocatori diminuisce, per non dire che crolla.
Neanche il ritorno allo scudetto (stagione 2011-2012) ha permesso al titolo di crescere. L’ingente perdita di 48,66 milioni registrata a fine giugno 2012 ne è sicuramente una causa.
Così, dopo aver toccato il minimo storico di 0,15 € ad azione (27 gennaio 2012), il titolo ha mantenuto una media di 0,25, non lasciandosi più di tanto condizionare dai brillanti risultati sportivi ottenuti negli ultimi anni.
La capitalizzazione del club è stimata in 261,31 milioni di euro.


Conclusioni:

Il primo obiettivo di una società che si quota è quello di trovare capitali da investire nella crescita della società. Con il collocamento in Borsa di azioni proprie, infatti, le aziende evitano di ricorrere a finanziamenti a titoli di credito.
Come si è potuto vedere, dal momento della quotazione in Borsa, il valore di mercato di queste società è crollato. Ovviamente, in una eventuale cessione della società, vi sono anche altre variabili che contribuiscono alla definizione del prezzo d’acquisto, ma la capitalizzazione azionaria di ognuna delle società di calcio sopracitate è un indice borsistico da tenere senz’altro in considerazione. Il crollo del valore dei titoli di Juve, Roma e Lazio dimostra che queste tre società sono poco appetibili per gli attori di mercato, che verosimilmente non le ritengono aziende di alto valore e prospettive.
Dato per assodato che il calcio moderno brucia risorse, a condizionare l’andamento del titolo sono spesso i risultati sportivi e, chiaramente, col campionato fermo, è soprattutto il calciomercato a far salire o scendere il prezzo delle azioni di una società di calcio. Ricordiamo infatti che, esclusa la Juventus, Roma e Lazio non possono fare affidamento su beni più solidi come la proprietà dello stadio o di complessi immobiliari, bar, ristoranti, rete di vendita ramificata dei prodotti commerciali.
Il calcio per certi versi è quindi un fenomeno troppo umorale, che non risponde a logiche industriali: le azioni sono estremamente volatili, salgono e scendono per via di bilanci (spesso in perdita), fatturati o cessioni di asset produttivi, ma il condizionamento è soprattutto legato ai risultati sportivi, piuttosto che alle voci di calciomercato. Sono quindi troppe le variabili aleatorie. Anche una semplice voce riguardante l’ingresso di nuovi investitori in società può condizionare di molto i titoli. Queste, per le società di calcio quotate, hanno gli stessi effetti delle speculazioni e, pur non potendo parlare di vera e propria manipolazione, questo meccanismo risulta essere un’alterazione del buon funzionamento del mercato.
I titoli sono poi a scarsa capitalizzazione: Juve, Roma e Lazio non sono società enormi e le quote scambiate in borsa sono una piccola parte del pacchetto azionario totale. Questo significa che qualunque player medio-grande che decidesse di entrare al rialzo o al ribasso sul titolo potrebbe indirizzarlo sensibilmente con poco sforzo.
In definitiva, gli andamenti pressoché simili delle tre società quotate sono la dimostrazione di quello che sostenevano da tempo diversi analisti: la quotazione in Borsa, piuttosto che risollevare i bilanci delle squadre di calcio, è un’arma a doppio taglio che alla fine apporta più svantaggi che vantaggi. Per questo ultimamente c’è chi crede che, con i dovuti tempi e le opportune cautele, la quotazione in Borsa delle tre squadre di calcio italiane andrebbe ritirata, per rispetto del mercato e dei risparmiatori.

Riccardo Richter
Twitter: @riccrichter

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