Juventus-Napoli, perché questa differenza di fatturato?

Sabato allo Juventus Stadium andrà in scena il big match tra le due squadre più accreditate a vincere lo scudetto. La Juventus, senza alcune pedine importanti ma forte del fattore “casa”, cercherà di vincere per effettuare il sorpasso in classifica; il Napoli, proverà invece ad allungare per alimentare l’euforia nonché il sogno di una calda piazza come quella partenopea.
Nell’attesa del fischio d’inizio, in questi giorni a tener banco è la polemica lanciata dal tecnico partenopeo Sarri che, pur non avendo nulla da invidiare al club bianconero, come testimoniato dai risultati sul campo, definisce impari la sfida nel lungo termine, rimarcando la difficoltà nel competere con la Juventus, dotata di mezzi economici e finanziari impareggiabili in Serie A.
Se è vero che il fatturato bianconero è quasi tre volte quello azzurro, vedremo come il motivo di questo evidente divario dipenda dalle diverse politiche aziendali adottate dalle due società.
Analizziamo allora le principali voci a bilancio dei due club, per capire a cosa fa riferimento il tecnico del Napoli…

Bilancio d’esercizio 2014/15Juventus Napoli.pngFonte: http://www.footyrate.com

JUVENTUS – Il bilancio 2014/15 della Juventus Football Club S.p.A. ha mostrato un utile netto d’esercizio per € 2.298.263, a fronte di ricavi operativi per 325 milioni (348 con le plusvalenze). Il bilancio 2014/15 ha segnato il ritorno all’utile dopo sei anni, precisamente dopo il 2008/09, che si era chiuso in positivo di € 6.582.489.
Sono stati gli eccellenti risultati sportivi della Prima Squadra a contribuire in misura determinante al ritorno all’utile. Tale affermazione, ribadita anche dagli amministratori del club bianconero, sembra in linea con la tesi che afferma che, nel calcio moderno, nella gestione dei club è il successo sportivo che spesso determina il successo economico.
Il club del presidente Andrea Agnelli ha incassato fra il 2013 e il 2015 quasi un miliardo di euro, con una escalation dei ricavi costante (283, 315 e 348 milioni per un totale di 946 milioni, plusvalenze comprese).
Per aumentare ulteriormente i ricavi, svincolandoli dai ricavi da “media e broadcasting” (la voce “diritti tv” nella tabella), la Juventus, a partire dal 2015/16, ha deciso di gestire direttamente le attività di licensing, merchandising e soccer school. Nell’attesa di sapere i risultati della gestione diretta delle suddette attività, i ricavi commerciali sono destinati comunque ad aumentare per via del rinnovo del contratto con il main sponsor Jeep e per il nuovo contratto con lo sponsor tecnico Adidas. Inoltre, per il 2015/16, sono previste plusvalenze record, già 33,8 milioni, dalle cessioni dell’ultimo Calcio Mercato (si pensi a Vidal) e 10 milioni di Euro per l’operazione Continassa.
La crescita dei ricavi ha permesso così negli anni al club bianconero di aumentare il valore tecnico della rosa, spendendo cifre rilevanti in trasferimenti ed ingaggi.
Alla voce “costo del personale tesserato”, la società bianconera ha visto impegnati negli ultimi tre anni 525 milioni (163, 184 e 178), cui vanno a sommarsi ammortamenti triennali per i cartellini per 160 milioni. In totale, il costo della rosa juventina è di 685 milioni per un media annuale di circa 228 milioni.
Il punto debole del club bianconero consiste invece nell’alto indebitamento finanziario netto (206 milioni a giugno 2015), resosi necessario per gli investimenti nello stadio e nel rafforzamento della rosa. Ma Andrea Agnelli e il management juventino hanno riedificato in questi anni la statura europea del club, pianificandone uno sviluppo industriale a partire dallo stadio di proprietà. I lavori edilizi alla Continassa, la nuova gestione interna del merchandising, il progetto commerciale di alberghi e hotel a marchio “J” fanno della Juventus un esempio per il movimento calcistico italiano.

NAPOLI – Percorso inverso a quello bianconero invece per la società “S.S.C. Napoli S.p.A.”, che ha chiuso il bilancio 2014/15 in perdita, il primo con il segno negativo da quando il club partenopeo è tornato in Serie A.
La netta differenza dal risultato dell’esercizio precedente, che si era chiuso con un utile di 20,2 milioni di euro, è dovuta principalmente alla mancata partecipazione alla Champions League 2014/15, a causa dell’eliminazione ai play-off da parte dell’Athletic Bilbao. Il mancato accesso ai gironi della massima competizione europea ha avuto l’effetto di diminuire i proventi Uefa e “da stadio”.
A quanto appena detto si è poi aggiunto nell’ultimo esercizio il crollo dei ricavi da plusvalenze. Le plusvalenze da cessione diritti pluriennali calciatori sono state pari a € 11.885.912, mentre nel 2013-2014 erano pari a € 69.389.422 (grazie quasi esclusivamente alla cessione di Cavani), e nel 2012-2013 erano pari a € 31.633.702.
Complici anche i mancati accessi alla Champions quindi, i ricavi del club di De Laurentiis in quest’ultimo triennio si sono fermati a 533 milioni (153, 237 e 143, plusvalenze incluse). I costi della squadra azzurra sono saliti dal 2013 al 2015, ma sono decisamente più bassi di quelli bianconeri: si parla di ingaggi per complessivi 229,5 milioni e di ammortamenti per 148,8. De Laurentiis ha quindi speso per il Napoli 378,3 milioni negli ultimi tre anni, per un costo medio stagionale di 126,1 milioni. Circa 100 milioni in meno della Juventus.
Il problema della crescita dimensionale del Napoli passa anche dalla mancanza di infrastrutture sportive di proprietà, che, invece, caratterizzano molti grandi club europei, come appunto la Juventus.
La strategia del Napoli negli ultimi sei anni ha infatti privilegiato l’investimento in calciatori trascurando l’investimento in infrastrutture sportive. Le chiacchiere sulla ristrutturazione dello stadio San Paolo si protraggono ormai da anni e mancano investimenti sulla rete commerciale e il centro sportivo, e più in generale politiche di potenziamento internazionale del brand. Tutte aree su cui la dirigenza di un club può incidere (a differenza dei diritti tv, affidati a contrattazione collettiva e leggi).
Nonostante queste mancanze, ed in parte forse proprio grazie ad esse, il Napoli è l’unico club di A, assieme al Torino, a non avere a bilancio debiti verso il sistema bancario. De Laurentiis in questi anni ha inoltre primeggiato in Italia sotto il punto di vista della redditività aziendale. I versamenti dei soci nelle casse azzurre si sono concentrati negli anni della Serie C: 16 milioni in tutto. Poi il Napoli ha camminato con le sue gambe e inanellato otto bilanci consecutivi in utile per un totale di 72 milioni di utili.

CONCLUSIONI – Ecco allora la grande differenza tra le due società. La Juventus, mettendo in preventivo di dover ricorrere a linee di credito bancarie (cosa che avrebbe poi avuto le citate ripercussioni sull’indebitamento netto), ha sostenuto ingenti spese, rafforzato la rosa ma soprattutto costruito lo stadio di proprietà. Tutti investimenti per il club bianconero che, non sazio, sta realizzando altri progetti al fine di incrementare i ricavi e la propria immagine in campo internazionale.
A dire il vero parte dei maggiori risultati economici della Juventus sono anche aiutati dal fatto che essa possieda la tifoseria più numerosa in Italia (28% dei tifosi di Serie A, secondo l’indagine demoscopica della Lega, contro il 9% del Napoli). Questo si riflette inevitabilmente sui diritti tv (195 a 78 milioni per la Juve, compresi i ricavi “da coppe”) e sui ricavi commerciali, ma non si può non sottolineare “l’effetto Stadium”. Alla Juventus, grazie all’impianto di proprietà, hanno visto i ricavi “da stadio” schizzare fino a 51 milioni, mentre il fatiscente San Paolo rende alla società partenopea appena 14 milioni, sicuramente a causa di una disaffezione degli abbonati registrata negli anni.
In sintesi a fare la differenza tra le due società sono il bacino d’utenza, la partecipazione alla Champions, ma soprattutto “l’effetto stadio” e quindi gli investimenti effettuati in infrastrutture sportive.
Ecco spiegato allora perché la Juventus nelle ultime tre stagioni ha incassato in media dall’area commerciale 55 milioni e dallo stadio altri 43, mentre il Napoli non è andato oltre i 17 milioni per gli incassi al botteghino e i 19 milioni per sponsor e merchandising. Carenze che gettano un’ombra sul futuro gestionale del club, che tuttavia ha una solidità patrimoniale unica nel panorama italiano ed una squadra di tutto rispetto.
In conclusione, tralasciando le differenze a livello di bacino d’utenza, la situazione economico-finanziaria attuale dei due club è stata dettata principalmente da politiche aziendali diverse, l’una caratterizzata da ingenti investimenti e indirizzata al raggiungimento di risultati sportivi già nel breve termine, l’altra improntata prima di tutto al mantenimento della stabilità economica.

Riccardo Richter
@riccrichter

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