Europa, tappa obbligata per essere (economicamente) competitivi

La Champions League è la competizione per club in cui ogni calciatore vorrebbe giocare; la coppa che ogni giocatore vorrebbe vincere. Da un punto di vista economico-finanziario, con il passare degli anni, la partecipazione è diventata inoltre fondamentale anche per i bilanci dei club. I proventi UEFA, aumentati esponenzialmente in questi ultimi anni, sono diventati ricavi essenziali per tutte le società smaniose di trovare le risorse economiche necessarie alla costruzione di una squadra d’alto livello, visti anche i i vincoli imposti dal fair play finanziario (primo su tutti quello di non poter spendere più di quanto si ricavi).

I DATI – Nella stagione 2005/2006 la UEFA ha distribuito 430 milioni di premi ai club. Dal 2006 al 2009 gli incassi complessivi sono saliti a 900 milioni annui e per il triennio 2009-12 la UEFA ha ottenuto tra diritti tv e sponsorizzazioni il 20% in più (1100 milioni l’anno). Nel triennio 2012-15 si è avuto un ulteriore balzo a 1,3 miliardi di ricavi. Dati ancora più rosei per il triennio 2015-18, periodo in cui la massima competizione calcistica continentale registrerà introiti ancora più elevati.
Solo dai nuovi accordi siglati con i broadcaster di Italia, Inghilterra, Germania, Spagna e Francia, la UEFA riuscirà a superare il miliardo annuo (a questi andranno poi aggiunti i ricavi da sponsorizzazioni). In Italia Mediaset ha strappato la competizione a Sky mettendo sul piatto 230 milioni di euro l’anno, contro i 130 milioni investiti in precedenza dal network di Murdoch. In Germania i diritti restano in mano a Sky Deutschland, che ha dovuto però incrementare da 54 a 70 milioni il prezzo d’acquisto. A queste somme vanno aggiunti i 145 milioni sborsati da beIN Sport, la rete sportiva di Al Jaazera, e Canal+ in Francia. Nel Regno Unito, British Telecom ha vinto l’asta a discapito di Bskyb con un’offerta da oltre 300 milioni di euro annui. In Spagna, il colosso spagnolo della telecomunicazioni Telefonica, è stata battuta dalla cordata formata da MediaPro, cui fa capo la piattaforma satellitare Gol TV, Atresmedia, il gruppo televisivo partecipato dal gruppo De Agostini titolare della tv in chiaro Antena 3, e l’emittente catalana TV3, che hanno messo sul piatto 450 milioni per il triennio (150 milioni a stagione quindi). Questo significa che, aggiungendo il valore economico delle sponsorizzazioni, gli incassi della Champions (e dell’Europa League) dovrebbero aumentare fino alla soglia di 2,2 miliardi di euro l’anno. Di norma il 75% delle entrate provenienti dalla vendita dei diritti televisivi e dai contratti commerciali viene destinato ai club, mentre il 25% resta alla UEFA per coprire i costi organizzativi ed amministrativi e i pagamenti di solidarietà a federazioni, club e leghe. Nella stagione 2009-10 l’ammontare netto destinato ai club è stato di 750 milioni, mentre nella stagione 2013-14 sono stati ripartiti 910 milioni, suddivisi in due quote, come vuole ormai la consolidata prassi. In pratica, 500,7 milioni sono stati ripartiti in base “al merito” (risultati fase a gironi, prestazioni e bonus qualificazione) e 409,6 milioni sono stati legati al cosiddetto “market pool”, assegnati cioè sulla base del valore di ogni mercato televisivo nazionale e di altri parametri, come il numero di squadre partecipanti e le gare disputate. Così, se nell’ultimo triennio la Champions ed Europa League valevano per i club circa 1,1 miliardi di euro tra bonus sportivi e market pool, da quest’anno (e sicuramente fino al 2018) il ricavato delle due competizioni da destinare ai team aumenterà di circa il 50% fino a toccare 1,6 miliardi. Cifre assolutamente ragguardevoli, che dimostrano, qualora ce ne fosse ancora bisogno, l’importanza di partecipare alle massime manifestazioni calcistiche continentali.
Inoltre, non bisogna dimenticare che le 32 squadre protagoniste della Champions League possono fare affidamento anche sui ricavi da botteghino. Vista l’attrattività delle partite internazionali, si può stimare che la massima competizione calcistica europea porti ai club almeno altri 100 milioni (considerando per i 48 match della fase iniziale e per i 29 dei play-off a eliminazione diretta una media di incassi di 1-1,5 milioni a gara).

Ricavi Uefa.pngRielaborazione www.langolodelpress.wordpress.com su dati UEFA


La disparità tra Champions League ed Europa League (e Copa Libertadores):

La UEFA in questi ultimi cinque anni ha riversato sulle società del “circolo-Champions” qualcosa come 4120 milioni di euro. Numeri impressionanti, soprattutto se rapportati con i premi destinati alle squadre partecipanti all’Europa League e a quel che avviene nella Copa Libertadores. Nel 2014 in Sudamerica, i bonus stabiliti dalla Conmebol (l’equivalente oltreoceano della nostra UEFA), che a differenza della Champions, includono già diritti tv e pubblicità (il cosiddetto market pool), hanno previsto per chi ha avuto accesso ai gironi 830 mila euro; poi, 506 mila euro per chi è avanzato agli ottavi; circa 600 mila euro per la qualificazione ai quarti; 645 mila euro per l’arrivo in semifinale; 920 mila euro per la finalista perdente e 2,1 milioni di euro per la vincente. Alzare al cielo il trofeo sudamericano per eccellenza ha valso all’incirca (solo) 5 milioni di euro. Per la Champions League 2014-15, oltre al market pool che può anche raddoppiare gli introiti totali, sono stati stabiliti dalla UEFA i seguenti premi: 8,6 milioni di contributo fisso per la partecipazione ai gironi; un milione per le vittorie e 500 mila euro per i pareggi; alle squadre qualificate agli ottavi 3,5 milioni di euro; 3,9 milioni a chi è riuscito qualificarsi ai quarti; 4,9 milioni alle quattro squadre semifinaliste; alla finalista perdente sono andati 6,5 milioni, mentre la vittoria finale è valsa (in questo caso al Barcellona) 10,5 milioni.
Vincere la Champions nell’emisfero boreale vale quindi, solo di premi legati al rendimento, una quarantina di milioni (8 volte in più della Copa Libertadores). Se poi vi aggiungiamo i bonus “da market pool” il confronto con la competizione sudamericana è alquanto improbabile, anche se serve ad enfatizzare la necessità, per un club ambizioso di risultati economico-finanziari, prima ancora che sportivi, di partecipare (con costanza) al “circolo-Champions”.
Evidenziamo i numeri della Champions League, perché sono esorbitanti anche se rapportati a quelli della seconda massima competizione continentale, l’Europa League. Nello scorso anno vincere un match della fase iniziale della coppa “dalle grandi orecchie” valeva 1 milione, in Europa League 200 mila euro. Da quest’anno, per ridurre, almeno parzialmente, il netto divario tra le due manifestazioni, La UEFA e l’ECA hanno concordato la distribuzione di 1,25 miliardi ai club di Champions e 380 milioni all’Europa League; inoltre il market pool peserà leggermente meno (40% anziché 45%) rispetto ai risultati conquistati sul campo, per cui in Champions ai premi sportivi saranno assegnati 720 milioni (e non più 500) e al market pool 480 milioni (invece di 410). Dei cospicui ricavi della Champions viene inoltre girato il 6,5% alle singole leghe nazionali per i club che non giocano le coppe, e un contributo puro di 40 milioni alle società che disputano l’Europa League. I 48 club che accedono ai gironi iniziali di quest’ultima competizione possono contare su premi poco superiori ai 200 milioni, che però andranno condivisi anche con le terze classificate nei singoli gironi di Champions che, a seguito dell’eliminazione, hanno per regolamento accesso ai sedicesimi di finale dell’Europa League.
Volendo a questo punto quantificare i ricavi netti derivanti dalla partecipazione alle competizioni europee si può riportare il dato del Real Madrid, il cui successo nella Champions 2014 ha fruttato 57 milioni, e quello del Siviglia, che con il trionfo nella seconda massima manifestazione continentale ha portato a casa 14,6 milioni. Nella stagione precedente il Bayern ha ricavato dalla Champions 55 milioni, mentre il Chelsea vincendo l’Europa League si è dovuta accontentare di 10,7 milioni.

CONCLUSIONI – Alla luce di quanto scritto, raggiungere la qualificazione europea e volare in Champions è perciò sempre più vitale per stare al passo con le formazioni più forti e ricche, sia per reggere il confronto sul campo che per accrescere le prospettive di sopravvivenza o di rilancio del club.
Partecipare alla massima competizione europea permette di incrementare di molto il fatturato annuo, e quindi di trovare risorse utili alla costruzione di un organico competitivo, fermo restando che il principale obiettivo delle società di calcio ai giorni nostri continui ad essere il successo sportivo.
L’Europa porta quindi tutta una serie di vantaggi. Al di là dei puri proventi UEFA, l’alto coefficiente di difficoltà delle partite del massimo campionato calcistico continentale ha come diretta conseguenza la possibilità di fare leva sui prezzi dei biglietti, aumentando così la voce “ricavi di stadio”. Inoltre, la vetrina europea è il palcoscenico migliore per esportare i valori del proprio brand, vista la grande visibilità e l’interesse che la competizione suscita in tutto il mondo. A beneficiare di questo vantaggio è la voce “ricavi commerciali” a bilancio del club: oltre al merchandising, i motivi sovraesposti portano solitamente ad avere un maggior potere contrattuale con gli sponsor che, pur di associare il proprio nome al club, saranno costretti a firmare contratti di sponsorizzazione più remunerativi con il partner.
Ecco allora spiegato uno dei motivi per cui Real Madrid, Barcellona, Bayern Monaco, Manchester United, Arsenal, e poche altre, con la costante presenza in Champions League, hanno formato la cosiddetta élite europea, dotata di organici e fatturati ad ora difficilmente pareggiabili.

Riccardo Richter
@riccrichter

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