Udinese e Porto, plusvalenze e modelli gestionali a confronto

Udinese e Porto puntano da anni all’acquisto di giovani calciatori e alla loro successiva valorizzazione, al fine di massimizzare il ritorno dell’investimento effettuato una volta venduti.

Di seguito sono stati presi in considerazione gli ultimi due esercizi dei due club per un’analisi dettagliata del loro modello gestionale, simile per finalità ma con alcune caratteristiche economico-finanziarie molto diverse. Quali dei due modelli è da considerarsi più virtuoso?

STAGIONE 2012/13:Stagione 12:13.pngFonte: http://www.footyrate.com

Per il Porto, nell’esercizio 2012/2013, l’impressionante incasso derivante dalla vendita di calciatori, ha causato la registrazione di un importo straordinario relativo all’eccedenza delle plusvalenze, pari a circa € 76,4 milioni. Ad influenzare positivamente i dati di bilancio, è stato importante l’ormai noto ruolo svolto dalle “Third Party Ownership” (TPO) e dal mondo dei procuratori. Nel bilancio dei Dragoes il risultato del “Player Trading” è stato positivo per 49,9 milioni di euro. Le plusvalenze hanno coperto interamente gli ammortamenti dei diritti alle prestazioni sportive dei calciatori, migliorando un risultato operativo che sarebbe stato altrimenti negativo. Il forte collegamento con le TPO è ben visibile anche analizzando i debiti per la compravendita di calciatori, che ammontano in tutto a € 60,1 milioni. Di questi, il maggior debito riguarda il fondo Gol Football Luxembourg per James Rodriguez per l’importo di € 8.750.000. Un altro debito da segnalare riguarda quello per la commissione di intermediazione verso Gestifute SA, per il trasferimento dello stesso James Rodriguez, ammontante a € 5.392.612. E nella voce “altre passività” si trovano anche i debiti per le provvigioni non ancora fatturate dei procuratori che ammontano a circa € 10,3 milioni.

Il bilancio al 30.06.2013 dell’Udinese Calcio Spa espone invece un utile d’esercizio, dopo le imposte, di € 32.265.947, che migliora il risultato netto del 2011/12 positivo per € 8.782.162. La causa di questi ottimi risultati risiede anch’esso in larga parte nelle plusvalenze realizzate. La cessione di Handanovic all’Inter, di Isla e Asamoah alla Juventus, Floro Flores al Genoa, Candreva alla Lazio e Cuadrado alla Fiorentina hanno fruttato qualcosa come 87 milioni al netto del valore contabile residuo dei diritti alle prestazioni sportive dei suddetti giocatori. Anche nel caso del club bianconero, l’ammortamento della rosa calciatori ammontante a € 18,3 milioni è stato ampiamente coperto dalla differenza tra plusvalenze e minusvalenze.
Bisogna però evidenziare che per ottenere tali risultati, l’Udinese sopporta dei costi, definiti “costi specifici tecnici” che nell’esercizio in considerazione si sono attestati a ben € 23.172.111.

Guardando il conto economico dei due club le principali differenze riguardano le voci “ricavi da stadio” e “ricavi commerciali”, ma soprattutto le spese per il personale tesserato (54,07 milioni contro i 30,83 dell’Udinese). La società bianconera ricava dalla cessione dei diritti televisivi 38,47 milioni, più del Porto, che nonostante i proventi UEFA per la partecipazione alla Champions League (20,4 milioni), si ferma a 33,58 milioni a causa di un mercato domestico poco attrattivo (solo 13,2 milioni).
Il netto divario dei ricavi da stadio è dovuto al fatto che il Porto contabilizza proventi da biglietteria per 6,5 milioni e ben 15,2 milioni per ricavi da corporate hospitality.
Il costo del personale del Porto pari a € 54 milioni incide sul fatturato netto per il 69%, nei limiti di quanto auspicato dal Regolamento del Financial Fair Play (il tetto è il 70%). Il costo del personale rappresenta il 56% dei costi totali. Nell’Udinese invece i costi per il personale tesserato rappresentano il 32,2% dei costi della produzione, senza minusvalenze, ed incidono per il 49% sul fatturato netto, senza plusvalenze.

STAGIONE 2013/14:Stagione 13:14.pngFonte: http://www.footyrate.com

Il bilancio consolidato 2013/14 di “Futebol Clube do Porto – Futebol, S.A.D.” si è chiuso con una perdita al netto delle imposte pari a € 40.717.918. Il decremento alla voce ricavi da “diritti tv” è dovuto al mancato accesso agli ottavi di Champions League e dalla prassi del Porto di contabilizzare il premio fisso per l’UEFA Champions League nell’esercizio in cui è garantito l’accesso. Pertanto il premio fisso 2013/14 di € 8.600.000 è stato contabilizzato nel 2012/13, e nel 2013/14 sono stati contabilizzati solo € 2.100.000 per il diritto di competere nel turno preliminare di UEFA Champions League 2014/2015.
Non essendoci altre grandi differenze nelle singole voci rispetto all’esercizio precedente, la principale causa della perdita è da ricercare quindi nel drastico crollo del risultato economico relativo alla cessione dei calciatori diminuito da € 76,4 milioni a € 23,9 milioni, che hanno reso negativo il risultato da “player trading” per 3,2 milioni, in netta contrapposizione con il dato positivo di 49,9 milioni della stessa voce nell’anno precedente. Le plusvalenze derivanti dalle cessioni di Otamendi (7.974.000 Euro), Fernando (5.298.000 Euro), Iturbe (4.736.000 Euro), Christian Atsu (1.991.000 Euro) e André Castro (1.654.000 Euro) non hanno consentito di coprire gli ammortamenti dei diritti pluriennali alle prestazioni dei calciatori, ammontanti a 27,1 milioni di euro. Il risultato di tale particolare gestione è stato il peggiore negli ultimi sette anni. Inoltre, la perdita d’esercizio ha bruciato l’intero patrimonio netto, diventato negativo per € 33,1 milioni e risultando quindi non conforme a quanto stabilito dalle regole del Financial Fair Play.

Minori plusvalenze, maggiori oneri da compartecipazione e minori proventi UEFA hanno determinato la perdita dell’esercizio 2013/14 anche dell’Udinese, che ammonta a € 12.129.344. Il modello “Fabbrica Calcio Udinese” nel 2013/14, ha prodotto risultati meno brillanti rispetto al 2012/13, con un risultato positivo dell’attività di Player Trading di 6,5 milioni in riduzione di 51 milioni di Euro rispetto all’esercizio precedente.

Per un’ulteriore chiarezza e analiticità dei temi sollevati, aggiungiamo all’analisi anche il bilancio consolidato 2014/15 di “Futebol Clube do Porto – Futebol, S.A.D.”, meritevole di considerazione vista la chiusura con un utile consolidato netto pari a € 19.957.693. Anche in questo caso il risultato positivo si è dovuto principalmente al risultato della gestione economica calciatori, positivo per 82,5 milioni di Euro. Negli ultimi otto anni, il Porto ha realizzato circa € 354 milioni di eccedenze di plusvalenze, con una media annua di € 44,3 milioni. In quest’ultimo esercizio il Porto ha ottenuto il record storico nella gestione delle plusvalenze, che ha permesso di esporre il secondo utile per entità nella storia del Porto. Tuttavia, anche in questo caso, la gestione operativa vede il prevalere dei costi sul fatturato pertanto la gestione economica operativa risulta squilibrata e affida la continuità aziendale alle plusvalenze. Le plusvalenze del Porto generano liquidità effettiva, che serve però al club per pagare il proprio debito finanziario, anche perché le banche accettano, a garanzia del finanziamento concesso, i diritti economici sulle cessioni dei calciatori.
Infatti l’indebitamento finanziario del Porto, che era già notevole e nel 2014/15 è aumentato a 111 milioni e ai fini del Financial Fair Play risulta essere superiore al fatturato netto (cosa vietata dallo stesso FFP).

Discorso ben diverso per l’Udinese che grazie ai bassi debiti verso le banche e alla riduzione del ricorso al factoring, ai fini del Fair Play Finanziario da tre anni ha una posizione finanziaria netta positiva. Tuttavia l’Udinese contabilizza alti “costi specifici tecnici“, nel 2013/14 pari a € 24.010.413, rappresentanti il 27,12% dei costi della produzione, senza minusvalenze, e il 48% del fatturato netto. Nella gestione economica dell’Udinese i costi specifici svolgono sì un ruolo “strategico”, ma determinano uno squilibrio della gestione ordinaria, che poi ha generalmente generato dei benefici nella gestione straordinaria dei calciatori, sufficienti a riequilibrare la situazione. È proprio la parola “generalmente” a creare problemi, perché in annate in cui il risultato della gestione calciatori non è elevato, come nel 2013/14, l’Udinese rischia di incorrere in perdite d’esercizio. Discorso perfettamente valido anche per il Porto.

CONCLUSIONI – Alla luce di quanto esposto, propendiamo comunque nettamente per il “modello Udinese”. Dalla lettura dei bilanci del Porto si ha la sensazione che le eccezionali performance in tema di plusvalenze derivanti dalla cessione dei calciatori siano opera oltre che dall’eccelsa attività di scouting, anche dalle ottime relazioni con le cosiddette TPO e con alcune società di agenti, che operano nell’intermediazione relativa alla cessione dei calciatori, a cui vengono attribuite rilevanti commissioni. Questo aspetto, associato all’alto indebitamento finanziario netto danno l’idea di una società con scarsa autonomia gestionale, con difficoltà di programmazione e risultati troppo volatili.
L’Udinese presta invece particolare attenzione ai costi, in particolar modo quelli riguardanti il personale tesserato, trae giovamento dalla migliore posizione finanziaria netta ed i recenti investimenti in infrastrutture fanno pensare che il club della famiglia Pozzo voglia sempre di più ridurre la volatilità dei risultati d’esercizio, slegandoli col tempo dal Player Trading, a cui si è fatto troppo affidamento in questi ultimi anni. La scelta di optare per la società bianconera può essere ulteriormente fortificata dal fatto che il risultato del “modello Porto” violi alcuni dei regolamenti stabiliti dal Fair Play Finanziario. L’Udinese sotto questo aspetto è invece una delle società da cui prendere esempio sia a livello nazionale che continentale.

Riccardo Richter
@riccrichter

 

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