FC INTERNAZIONALE MILANO, più internazionale di così si “muore”!

È notizia di pochi giorni fa: dal 27 giugno p.v. Suning Commerce Group, il colosso cinese dell’elettronica e dell’e-commerce, acquisirà il 68,55% del club nerazzurro.
Il gruppo Suning era già noto agli addetti ai lavori e ad alcuni cronisti italiani, in quanto era stato collegato al thailandese Mr Bee. A caccia di capitali per investire nel Milan, Bee aveva infatti siglato un accordo preliminare con Suning per acquistare, assieme ad altri investitori, l’ormai noto 48% dalla Fininvest.
Per la serenità dei nostri amici e lettori interisti (e non) andiamo a fare chiarezza sull’operazione
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Erick Thohir e Zhang Jindong

IL PERSONAGGIOZhang Jindong, presidente e fondatore del colosso cinese di elettrodomestici Suning Commerce Group, è oggi uno degli uomini più ricchi di Cina, con un patrimonio personale stimato in 4 miliardi di dollari, cifra che lo rende il 28° uomo più ricco della Cina ed il 403° al mondo secondo la rivista americana Forbes. Zhang Jindong ha una bellissima storia da “self-made man”, partita dalla remota provincia di Anhui ed arrivata alla costruzione di un impero economico stimato in 15,3 miliardi di euro.
La Suning ha previsto nel suo piano d’espansione un forte investimento nel mondo del calcio. Il primo passo è stato quello di acquistare per 83 milioni di dollari lo Jiangsu, squadra della Superleague cinese che è stata prontamente rinominata in Jiangsu Suning. Ora lo step successivo: l’ingresso nel calcio europeo.

L’ACQUISTO – Suning acquisirà il 68,55% per 270 milioni di euro, facendosi inoltre carico dei 230 milioni di debito nei confronti di Goldman Sachs. Thohir per ora rimarrà proprietario del 31% e presidente del club, ma presto cederà anche la quota di minoranza ai cinesi. Per comprare il 68,55% dell’Inter (parte della quota di Thohir e il 30% di Moratti) il gruppo cinese dovrà far fronte ad una spesa equivalente ad un centinaio di milioni.
A Moratti, che lascia dopo 21 anni, dovrebbero andare una quarantina di milioni per la sua quota del 29,45%, il che permetterebbe all’ex presidente di uscire dall’azionariato del club senza perderci ma nemmeno guadagnarci.
Il restante 39,06% che sarà ceduto a Suning da International Sports Capital (alias Thohir) dovrebbe pertanto avere un valore di circa 56,98 milioni. Tenuto conto che il 70% dell’Inter era iscritto nel bilancio della holding di Thohir per 75 milioni, i 56,98 milioni derivanti dalla cessione di parte della sua percentuale d’azionariato garantirebbero all’uomo d’affari indonesiano una plusvalenza di una quindicina di milioni. A Thohir, che dovrebbe restare presidente, rimarrebbe dunque un pacchetto consistente nel 30,9% dell’Inter.

Dei suddetti 270 milioni investiti, un altro centinaio di milioni di Suning dovrebbero servire invece a estinguere il prestito dell’Inter verso le holding estere di Thohir che si erano a propria volte indebitate per fornire questi finanziamenti. Si tratta di circa 108 milioni (di cui 104 per la quota capitale).
Infine, la quota restante (70 milioni circa) sarà a servizio dell’aumento di capitale futuro per sistemare le casse nerazzurre, cosa necessaria che era stata già preventivata in quest’ultimo periodo di gestione Thohir.

Ricapitolando, la valutazione dell’Inter sarebbe di circa 500 milioni, così ripartita: circa 145 milioni per il 100% del capitale (stima di Calcio e Finanza su un valore di circa 100 milioni per il 68,55%) + rimborso prestiti soci (108 milioni) + debito bancario (230 milioni da rifinanziare – Goldman Sachs).

CALCIOMERCATO – Nel brevissimo termine (stagione sportiva 2016/2017) l’Inter dovrà fare ancora i conti con la Uefa ed il fair play finanziario, che obbliga il club nerazzurro a chiudere al 30 giugno 2017 il bilancio utile ai fini del FPF in pareggio (o almeno a -10 milioni, per poter avere “solo” una multa da 7 milioni, come si evince dallo stesso bilancio nerazzurro).
Se è infatti vero che le modifiche apportate al regolamento sul FFP nel maggio del 2015 prevedono che, in caso di «significativo cambiamento della proprietà e/o del controllo» di un club, quest’ultimo abbia la possibilità di chiedere alla Uefa di stipulare un «voluntary agreement» con l’obiettivo di arrivare nel giro di 4 anni al pareggio di bilancio, è altrettanto vero che, regolamento alla mano, tale possibilità non è prevista per quelle società come l’Inter che nei tre esercizi precedenti abbiano stipulato un «settlement agreement» (accordo transattivo) con l’Uefa. Il rispetto dell’accordo, che varrà fino al 2017, a detta dello stesso Thohir, costringerà l’Inter a realizzare 50 milioni di plusvalenze per raggiungere gli obiettivi di bilancio concordati con l’Uefa (Handanovic, Brozovic e Murillo sembrano i più indiziati a partire secondo i giornali).
L’Inter non avrebbe (usiamo volontariamente il condizionale) nemmeno la possibilità di rinforzarsi tramite alcuni “aggiramenti del regolamento”, come potrebbero essere prestiti dal Jiangsu (Ramires, Alex Teixeira su tutti). Eventuali trasferimenti di questo tipo infatti ricadrebbero sotto la lente di controllo della Uefa perché entrerebbero nell’ambito delle analisi legate alle parti correlate. Il pericolo per il club nerazzurro sarebbe infatti quello di aggravare ulteriormente la propria posizione nei confronti della Uefa.

Conseguenze? Nessun grande colpo in arrivo, a meno di ulteriori illustri cessioni e invenzioni di Ausilio (da non sottovalutare). I classici prestiti più diritto/obbligo di riscatto, che traslano gli effetti economici dell’acquisto alla stagione successiva, potrebbero essere ancora una volta la soluzione al problema, anche se, come ben si sa, i cartellini dei campioni oltre ad essere molto onerosi, vanno pagati subito (al di là del fatto che chi li ha difficilmente li cede). Si prospetta ancora un anno di purgatorio quindi, poi, dall’anno prossimo, si potrà espandere qualitativamente la rosa con più margine di manovra.

Per tutti gli approfondimenti sui possibili scenari di calciomercato rimandiamo a questo articolo di Calcioefinanza.it, che consigliamo dopo di leggere:
( http://www.calcioefinanza.it/2016/06/04/inter-budget-calciomercato-2016-2017-plusvalenze/ )

Resta, infine, un’ultima strada: che l’Uefa riveda il proprio regolamento. In fondo anche sotto la spinta di Manchester City e Paris Saint Germain era successo, però non è facile, soprattutto visto che parliamo di tempi stretti.

RICAVI – A questo punto ad alcuni potrebbe arrivare il messaggio che Suning non possa fare alcuna operazione verso l’Inter nella prossima stagione. Non è propriamente così, semplicemente la prima rivoluzione che il gruppo cinese proverà a far passare in casa nerazzurra non sarà legata al calciomercato ma bensì allo sviluppo dei ricavi commerciali, con politiche di marketing mirate in Cina, paese in cui l’Inter, a detta del management nerazzurro, è il primo club per numero di tifosi.
Inoltre, se dopo il recente rinnovo al ribasso, lo storico sponsor Pirelli dovesse lasciare la maglia nerazzurra (cosa difficile ma Pirelli ha comunque la possibilità entro il 30 giugno di risolvere unilateramente il quinquennale firmato), a quel punto l’Inter cambierebbe sponsor, aspetto di cui si occuperebbe personalmente Suning, ed i ricavi sarebbero sicuramente maggiori.
Altra importante novità potrebbe essere invece quella legata alla cessione dei naming rights del centro di Appiano Gentile, che in Italia rappresenterebbe un cambiamento storico.

Tralasciando invece il discorso “ricavi da stadio” (l’Inter per necessità di liquidità ha venduto in anticipo ad una finanziaria di Singapore, la Indies Special Opportunities Ltd, i ricavi futuri legati ad abbonamenti e biglietti per le partite della prossima stagione in cambio di 9,2 milioni) sotto il punto di vista finanziario, oltre al probabilissimo aumento di capitale, il gruppo cinese potrebbe ricorrere ai finanziamenti in “stile Thohir”, che però servirebbero solo per avere liquidità in cassa. Inoltre (lo ricordiamo perché importantissimo!!) l’Uefa non considera come spese ai fini del Fair Play Finanziario quelle per il settore giovanile o per lo stadio. Se volessero, quindi, gli investitori del gruppo cinese potrebbero investire qualsiasi cifra per un nuovo impianto nerazzurro, perché non rientrerebbero nei conti del FFP.

CONCLUSIONI – Stando a quanto raccontato sul “movimento” calcistico cinese e sulla volontà del mondo politico cinese di conquistare le attenzioni del calcio internazionale, la Cina nel giro di un decennio dovrebbe fare i mondiali da protagonista.
La realtà della Cina e del calcio pare però essere un’altra: Pechino ha infatti un’economia florida e grandi aziende che devono crescere all’estero (in Europa soprattutto). Ordine del governo cinese, non mero interesse delle singole grandi realtà produttive.
Ecco allora la chiave per aprire ogni porta: il calcio! Il business calcistico in termini di visibilità può dare una grossa mano ai gruppi cinesi smaniosi di accreditarsi in Europa, di avviare colloqui costruttivi con le istituzioni, di far conoscere i loro marchi e di avviare acquisizioni. Insomma, se per il club nerazzurro verranno spesi centinaia di milioni per le campagne acquisti di nuovi giocatori, c’è da tenere bene in mente che il business è business per Pechino. E il calcio è solo uno strumento.
Volendosi però limitare al solo tema calcistico, dovremmo essere felici nel vedere questi cambi di proprietà. Avere nel nostro sistema calcio nazionale personaggi disposti a fare grossi investimenti in calciatori significa aumentare il livello qualitativo delle rose, significa avere campionati più competitivi, significa vendere i diritti tv a cifre ancora più elevate ed aumentare i ricavi commerciali, che nuovamente porterebbero maggiori possibilità di spesa in acquisizione dei diritti alle prestazioni sportive dei calciatori e magari, finalmente, essere impiegati nella costruzione di infrastrutture sportive nuove ed innovative che riportino i tifosi ad assistere alle partite allo stadio.

Riccardo Richter
@riccrichter

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